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Wallet cryptoAggiornato17 OTT 26
Trezor

Trezor Recensione

Wallet hardware con firmware open source: Safe 3 a 59 euro, Safe 5 a 129 euro, Safe 7 a 249 euro con un secondo secure element verificabile

Link al sito ufficiale · non influisce sul punteggio

In sintesi

Trezor è il marchio di wallet hardware di SatoshiLabs, società di Praga fondata nel 2013, che nel 2014 ha lanciato quello che l'azienda definisce il primo wallet hardware al mondo. La lineup 2026 è composta da Trezor Safe 3 (59 euro), Trezor Safe 5 (129 euro) e Trezor Safe 7 (249 euro), il flagship con Bluetooth e dual-chip OPTIGA Trust M + TROPIC01, un secure element con core RISC-V aperto che Trezor definisce verificabile in modo indipendente. Model One e Model T sono stati ritirati dallo store ufficiale entro l'8 gennaio 2026. Nel 2026 un attacco laser di laboratorio ha colpito TROPIC01, e due fornitori, ShipMonk e Brevo, hanno esposto dati dei clienti o sono stati usati per il phishing. La differenza strutturale con Ledger resta una sola: Trezor non offre alcun servizio di recovery del seed, che nasce sul dispositivo e il cui backup resta a te. CEO di Trezor: Matěj Žák, con Slush Palatinus a capo della holding SatoshiLabs.

Ideale per

Utenti italiani che vogliono firmware open source (principalmente GPL-3.0), secure element certificato EAL6+, e zero compromessi sulla custody (nessun shard del seed presso terze parti). Adatto a chi auto-custodisce Bitcoin e i principali asset EVM e Solana, vuole fare staking di ETH, SOL, ADA o TRX in app, vuole separare il patrimonio dagli exchange CASP italiani, cerca un firmware verificabile riga per riga su GitHub e compra direttamente da trezor.io.

Evita se

Fai NFT trading attivo (Trezor Suite mostra gli NFT EVM solo in visualizzazione, in via sperimentale: per inviarli o venderli serve MetaMask, che supporta Trezor solo nell'estensione per browser), usi Phantom o Solflare per le app Solana (Phantom non supporta Trezor, la documentazione di Solflare cita solo Ledger e Keystone), vuoi staking di DOT, ATOM o XTZ direttamente nel wallet (Suite fa staking di ETH, SOL, ADA e TRX), o vuoi Bluetooth e pieno supporto iPhone sotto i 249 euro (Safe 3 e Safe 5 sono solo USB-C).

Statistiche rapide

Tipo di wallet
hardware
Custodia
self-custody
Asset supportati
1,000+
Open source
Sì
Swap integrato
Sì
Supporto NFT
No
Prezzo hardware
$59

Dettaglio punteggio Skrumble

Sicurezza (40% peso)4.5/5
Blockchain e asset supportati (20% peso)3.8/5
Facilità d'uso (20% peso)4.2/5
Prezzi (10% peso)4.0/5
Affidabilità e trasparenza (10% peso)4.8/5

Leggi la nostra metodologia di punteggio completa.

Pro

  • Firmware open source per tutti i modelli (principalmente GPL-3.0): ogni riga di codice è verificabile pubblicamente su GitHub ed è stata testata più volte da ricercatori esterni
  • Secure element Infineon OPTIGA Trust M certificato Common Criteria EAL6+ su tutta la lineup Safe; sul Safe 7 anche TROPIC01 (Tropic Square), secure element con core RISC-V aperto che Trezor definisce verificabile in modo indipendente
  • Nessun servizio di recovery del seed, nessun cloud, nessuno shard custodiale: il backup resta a te (la differenza strutturale con Ledger Recover, annunciato a maggio 2023)
  • Wallet hardware non-custodial esente da licenza CASP MiCA (Recital 83 del Reg. UE 2023/1114): il dispositivo resta fuori dal perimetro regolamentare CASP italiano, l'utente mantiene controllo esclusivo delle chiavi private
  • Oltre 1.000 coin e token secondo Trezor; Solana nativa su Safe 3/5/7; staking in Suite di ETH (da 0,01 ETH), SOL, ADA e TRX; Bitcoin coin control completo e integrazione Tor attivabili in Settings

Contro

  • NFT solo in visualizzazione e in via sperimentale in Trezor Suite; Phantom non supporta Trezor e la documentazione di Solflare cita solo Ledger e Keystone
  • Niente staking di Polkadot, Cosmos o Tezos in Suite, che si ferma a ETH (via Everstake, minimo 0,01 ETH), SOL, ADA e TRX
  • Falle hardware documentate: nel 2025 Ledger Donjon ha aggirato i controlli di autenticità e dell'hash del firmware del Safe 3 (rischio di dispositivi manomessi, nessuna chiave estratta); nel 2026 il TROPIC01 del Safe 7 ha una falla laser di laboratorio (CVSS 5.7 secondo Tropic Square) che il firmware non può correggere del tutto
  • Safe 3 e Safe 5 solo USB-C, senza Bluetooth e con supporto limitato su iPhone: Bluetooth e app completa su iPhone solo con il Safe 7 da 249 euro
  • Nel 2026 il partner logistico ShipMonk ha esposto i dati di 80.689 clienti e truffatori hanno inviato phishing dall'account Brevo di Trezor; l'assistenza passa da un chatbot, senza tempi di risposta pubblicati

In sintesi

Trezor è il marchio di wallet hardware di SatoshiLabs, società di Praga fondata nel 2013, che nel 2014 ha lanciato quello che l'azienda definisce il primo wallet hardware al mondo. Nel 2026 la lineup attiva è composta da tre dispositivi: Trezor Safe 3 (59 euro), Trezor Safe 5 (129 euro) e il flagship Trezor Safe 7 (249 euro), presentato a Praga il 21 ottobre 2025. Il vecchio Model One e il Model T sono stati ritirati dallo store ufficiale entro l'8 gennaio 2026. Per l'utente italiano la proposta di Trezor è chiara: firmware open source, secure element certificato EAL6+ sui modelli Safe, e nessun "servizio di recovery" del seed gestito dal produttore (la differenza più visibile con Ledger).

Il 2026 ha però portato novità da conoscere prima di comprare: un attacco laser di laboratorio sul chip TROPIC01 del Safe 7, due fornitori di Trezor (ShipMonk e Brevo) che hanno esposto dati dei clienti o sono stati usati per il phishing e, a ottobre, un taglio della rete di rivenditori.

Per chi è adatto

Utenti italiani che mettono al primo posto la verificabilità del codice (firmware open source, testato più volte da ricercatori esterni), che vogliono auto-custodire Bitcoin più i principali asset EVM e Solana senza dipendere dal cloud, e che vogliono evitare qualsiasi forma di "shard custodiale" del seed (Trezor non offre alcun servizio di recovery: il backup resta a te). Adatto anche a chi vive in Italia e usa il wallet in self-custody pura per separare patrimonio dagli exchange CASP, mantenendo però la consapevolezza che la self-custody non cambia gli obblighi fiscali italiani.

Per chi non è adatto

Se fai NFT trading attivo, Trezor Suite non basta: mostra gli NFT EVM solo in visualizzazione, dietro un'impostazione sperimentale, e non può inviarli né venderli. Trezor rimanda a MetaMask, che però supporta Trezor solo nell'estensione per browser e non in MetaMask Mobile. Se usi Phantom o Solflare per le app Solana, sappi che Phantom elenca tutti i modelli Trezor come non supportati e che la documentazione di Solflare cita solo Ledger e Keystone. Se vuoi lo staking di DOT, ATOM o XTZ direttamente dal wallet, Trezor Suite non lo offre: fa staking di ETH, SOL, ADA e TRX. Se cerchi il Bluetooth o il pieno supporto su iPhone, solo il Safe 7 da 249 euro li ha; il Safe 3 e il Safe 5 sono solo USB-C e su iPhone Suite consente soltanto monitoraggio del portafoglio, acquisto e ricezione.

Chi è Trezor nel 2026

SatoshiLabs è stata fondata nel 2013 a Praga. Tra i cofondatori ci sono Marek "Slush" Palatinus e Pavol "Stick" Rusnák, e un post di Trezor del 2017 indica come fondatrice originaria di SatoshiLabs anche Alena Vranová, CEO fino a gennaio 2017. Il primo Trezor One è arrivato sul mercato il 29 luglio 2014. Nel 2026 la struttura societaria è organizzata su due livelli: SatoshiLabs come holding (Palatinus resta CEO), e Trezor come brand prodotto, guidato dal CEO Matěj Žák. Žák è stato nominato CEO di Trezor nel gennaio 2023, come documenta il sito SatoshiLabs: chi cita ancora Palatinus come "CEO di Trezor" usa un'informazione superata.

Lo stesso gruppo comprende anche Tropic Square, che produce il chip TROPIC01 (Trezor lo presenta come l'unico secure element al mondo verificabile in modo indipendente), e Invity Finance, una società sorella nata come strumento di confronto per il trading integrato in Trezor Suite. L'11 febbraio 2026 Invity ha ottenuto dalla Banca Nazionale Ceca l'autorizzazione CASP (Crypto Asset Service Provider) prevista da MiCA. Tornerò sulla distinzione tra "il dispositivo Trezor" e "le funzioni di trading di Suite" nella sezione MiCA.

La lineup 2026: Safe 3, Safe 5, Safe 7

Tre dispositivi in vendita, tre fasce di prezzo, tre livelli di funzionalità (prezzi dello store ufficiale a ottobre 2026):

ModelloPrezzo EURPunti chiave
Trezor Safe 359 euroEntry-level con secure element OPTIGA Trust M (EAL6+), USB-C, schermo OLED monocromatico, oltre 1.000 coin e token supportati secondo Trezor, firmware open source.
Trezor Safe 5129 euroSchermo touch a colori, vibrazione tattile, stesso secure element OPTIGA Trust M ma una MCU più recente che, secondo Trezor, non è interessata dalla scoperta Donjon sul Safe 3 resa pubblica a marzo 2025. Caso d'uso multi-asset con UX più curata.
Trezor Safe 7249 euroPresentato il 21 ottobre 2025. Unico modello con Bluetooth (disattivabile), ricarica wireless Qi2 e app completa anche su iPhone. Dual-chip: OPTIGA Trust M (Infineon) accoppiato a TROPIC01 (Tropic Square), un secure element con core RISC-V aperto che Trezor definisce verificabile in modo indipendente, con la funzione anti-brute-force "MAC-and-Destroy" sui tentativi di PIN. Posizionato come la risposta a "ma il secure element è una black box?". Nel 2026 TROPIC01 ha avuto una falla di laboratorio (vedi la sezione sulla sicurezza).
Trezor Model OneRitiratoFuori dallo store ufficiale dall'8 gennaio 2026. È il Trezor originale (l'azienda lo definisce il primo wallet hardware al mondo): gestisce molte monete, non solo Bitcoin, ma non Solana, e non ha secure element.
Trezor Model TRitiratoFuori dallo store ufficiale dall'8 gennaio 2026, insieme al Model One. Per entrambi Trezor promette aggiornamenti critici di sicurezza almeno fino al 2036 e manutenzione di base almeno fino al 2031, ma non li vende più sul proprio store. Nessun secure element.

Tutti e tre i modelli Safe sono disponibili anche in versione "Bitcoin-only", allo stesso prezzo: stesso hardware, firmware limitato a BTC. Un aggiornamento di Trezor Suite di maggio 2026 ha pulito ulteriormente l'interfaccia per chi gira Bitcoin-only, riducendo la complessità visiva a beneficio del lettore che vuole un dispositivo single-purpose. Model One e Model T, invece, non vanno comprati usati: i dispositivi manomessi segnalati a ottobre 2026 erano proprio questi due modelli.

Sicurezza e custodia: il vero motivo per cui Trezor esiste

Il punto di forza storico di Trezor è la combinazione "firmware open source + secure element certificato". Il firmware di tutti i modelli, Safe 3, Safe 5 e Safe 7 compresi, è pubblicato su GitHub con licenze open source, principalmente GPL-3.0, ed è verificabile riga per riga, senza patch closed-source che gli utenti non possono leggere. Anche il codice di Trezor Suite e della libreria Trezor Connect è pubblico su GitHub, ma con una licenza propria di Trezor che ne consente la consultazione ed esclude la redistribuzione: non è GPL. È una posizione che differenzia il brand da Ledger, che pure produce hardware ben fatto ma con porzioni del firmware non pubblicate.

Il secure element è un chip separato dalla MCU principale. Sui modelli Safe custodisce un segreto che rilascia solo dopo l'inserimento del PIN corretto, mentre le chiavi restano cifrate sul chip principale. Su Safe 3 e Safe 5 il secure element è l'OPTIGA Trust M di Infineon, certificato Common Criteria EAL6+: Trezor lo definisce "NDA-free", ma non dice che il suo firmware interno sia pubblico. Sul Safe 7, accanto all'OPTIGA Trust M c'è anche TROPIC01, con core RISC-V aperto e documentazione pubblica (datasheet, API, kit di sviluppo). Non abbiamo trovato conferma che il progetto completo del chip sia pubblicato, quindi "verificabile" è il termine corretto, non "completamente open source". Model One e Model T non hanno secure element.

L'episodio di sicurezza più rilevante del 2025 riguarda il Safe 3. Ledger Donjon (il team di sicurezza interno di Ledger, che fa ricerca anche contro i competitor) ha segnalato il problema a Trezor il 12 novembre 2024, e Trezor lo ha reso pubblico il 5 marzo 2025, una settimana prima che il CTO di Ledger, Charles Guillemet, ne parlasse su X. Con una tecnica di voltage glitching sulla MCU, i ricercatori hanno aggirato il controllo di autenticità e il controllo dell'hash del firmware, ma non hanno estratto né chiavi private né PIN. Il rischio concreto è quindi un Safe 3 manomesso e rivenduto, non il furto delle chiavi dal tuo dispositivo. Trezor dice che il Safe 5 non è interessato perché usa una MCU più recente. Alla domanda se un aggiornamento firmware potesse risolvere il problema, Trezor ha risposto "Unfortunately not" (purtroppo no), come riportato da Cointelegraph. Ai possessori Trezor ha scritto che i fondi restano al sicuro e che non serve alcuna azione.

Nel 2026 il problema più serio ha riguardato il Safe 7. Il 3 giugno 2026 Ledger Donjon ha reso pubblico un attacco laser su TROPIC01: richiede il dispositivo in mano, l'apertura del package del chip e circa un'ora di lavoro in laboratorio, e permette di eseguire codice arbitrario sul chip. Tropic Square lo ha classificato di gravità media (CVSS 5.7). Esiste una mitigazione firmware parziale, ma Donjon dice che si può ancora aggirare in meno di un'ora e che le barriere rimanenti sono nell'hardware; Trezor stesso afferma che una correzione completa non può arrivare via firmware. Tropic Square prevede nuovi chip per la fine del 2026, ma Trezor non si impegna a dire se e quando arriveranno sul Safe 7.

Secondo Trezor, chiavi e backup del wallet non sono conservati su TROPIC01, e violare TROPIC01 da solo non basta per risalire al PIN. È un'affermazione da prendere con cautela: Tropic Square e Donjon hanno trovato modi per aggirare MAC-and-Destroy, la funzione su cui poggia la verifica del PIN sul Safe 7, senza pubblicarne i dettagli, e Donjon riferisce che alcuni attacchi hanno funzionato anche con i sensori laser attivi. Trezor dice che gli utenti non devono fare nulla. Nel 2026 Trezor ha poi indicato come risolti altri due problemi del Safe 7, segnalati a giugno e ad agosto: l'abbinamento tramite Host Protocol (quello usato per il Bluetooth) poteva completarsi senza il codice di abbinamento, e le prove di autenticità non erano legate al singolo secure element (una segnalazione premiata con 1.350 dollari). Per il Safe 5 non risultano nuove segnalazioni.

La regola pratica per il lettore italiano: il PIN può avere da 4 a 50 cifre e il dispositivo si azzera dopo 16 tentativi errati (10 sul Safe 7). Una passphrase opzionale apre un wallet nascosto: Kraken ha detto che avrebbe fermato il suo attacco di estrazione del seed del 2020 su Model One e Model T, e Trezor ha detto lo stesso dell'attacco di Unciphered al Model T del 2023. Il PIN invece non protegge da un dispositivo manomesso prima dell'acquisto, il caso della scoperta Donjon sul Safe 3: lì conta comprarlo nuovo da canali ufficiali. La "plausible deniability" via passphrase resta una delle feature meglio integrate del prodotto.

Sul fronte dei dati, Trezor dice che nel 2026 i suoi sistemi non sono stati violati, ma due fornitori sì. Il 13 agosto 2026 ha comunicato che il partner logistico ShipMonk aveva esposto dati dei clienti, con l'Italia tra i Paesi del primo gruppo; con l'aggiornamento del 4 settembre il totale è salito a 80.689 clienti, di cui circa 67.000 statunitensi con ordini tra novembre 2019 e agosto 2021. Sono trapelati nome, email, telefono, indirizzo di spedizione e numero d'ordine (per 1.947 clienti solo nome, città ed email). Trezor chiede ai partner di cancellare i dati degli ordini 90 giorni dopo la consegna, ma ShipMonk li conservava ancora; secondo Trezor dispositivi, chiavi e backup non sono stati coinvolti. Il 9 settembre 2026 alcuni attaccanti hanno sfruttato una falla di accesso a Brevo, il fornitore email di Trezor, per inviare dall'indirizzo reale di Trezor un falso avviso "Critical Security Alert: STM32 Entropy Vulnerability", con un link a un'app che chiedeva il backup del wallet. Brevo ha confermato l'esportazione di 347.149 indirizzi email, circa 2.500 persone hanno cliccato prima che il dominio venisse disattivato entro 20 minuti, e il postmortem di Brevo conta 138 account violati tra i suoi clienti. Nessuna perdita è stata confermata pubblicamente. Trezor ricorda che non disattiva mai i dispositivi e che chiunque chieda il backup del wallet è un truffatore.

Trezor Suite: cosa fa il software companion

Trezor Suite è l'app ufficiale per gestire il dispositivo, disponibile per Windows, macOS, Linux, Android e iOS (su iPhone l'app completa funziona solo con il Safe 7; con gli altri modelli permette monitoraggio, acquisto e ricezione). Le funzioni principali nel 2026:

  • Gestione portafoglio: ricevi e invia BTC, ETH, principali asset EVM (Arbitrum, Optimism, Base, Polygon), Solana, Litecoin, Cardano, Dogecoin e molti altri token, per un totale che Trezor indica in oltre 1.000 coin e token.
  • Acquisto e vendita: Suite confronta automaticamente le offerte di otto provider in acquisto (Anycoin, Banxa, BTC Direct, Mercuryo, MoonPay, Paybis, Revolut, Topper) e vende tramite Banxa, BTC Direct e MoonPay, con disponibilità che dipende da Paese, metodo di pagamento e asset. Trezor definisce le commissioni "dinamiche", le mostra con ogni preventivo e non indica una propria commissione separata.
  • Swap: tramite cinque servizi di exchange (ChangeHero, Changelly, ChangeNOW, Godex, SideShift.ai) o gli aggregatori on-chain 1inch e LI.FI, sempre con conferma sul dispositivo. Trezor dice che lo scambio avviene senza che i fondi lascino la tua custodia: vale per le rotte on-chain, mentre con un servizio di exchange invii prima le monete e ti affidi al servizio per ricevere quelle in uscita.
  • Staking: Suite fa staking di ETH tramite Everstake su tutti i modelli (minimo 0,01 ETH da giugno 2026), di SOL tramite Everstake dal 20 marzo 2025 (minimo 1 SOL, circa due giorni per lo unstaking), di ADA tramite i pool Everstake (solo desktop) e di TRX (da luglio 2026 su desktop, solo visualizzazione su mobile). Niente staking di Polkadot, Cosmos o Tezos: per quegli asset bisogna passare da altri wallet o da exchange. Da maggio 2026 Suite offre anche un rendimento su USDC e USDT tramite vault Morpho curati da Steakhouse Financial, ribattezzato DeFi Yield ad agosto con l'aggiunta di un vault ETH. Trezor avverte che il rendimento è variabile e non garantito, e non ha pubblicato né commissioni né un elenco dei Paesi.
  • Coin control e Tor: il Bitcoin coin control completo (selezione manuale degli UTXO da spendere) e l'integrazione con Tor sono disponibili in Trezor Suite.

Supporto NFT: minimo. Suite può elencare gli NFT EVM dietro un'impostazione sperimentale, senza immagini, e non può inviarli né venderli; gli NFT su Solana non sono gestiti. Per operare sugli NFT Trezor indica MetaMask, collegato al Trezor nell'estensione per browser (MetaMask Mobile non supporta Trezor). Funziona, ma è un'esperienza diversa da un flusso integrato.

Asset supportati e Solana

Trezor dichiara il supporto a oltre 1.000 coin e token, senza indicare un numero di reti. La copertura nativa in Suite include Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Cardano, Dogecoin, Solana (con i token SPL), Bitcoin Cash, Ripple e una lunga lista di ERC-20 e di L2 EVM. Una nota per chi cerca asset di nicchia: a febbraio 2025 Suite ha rimosso il supporto a Dash, Bitcoin Gold, DigiByte, Namecoin e Vertcoin. Il firmware li supporta ancora, ma vanno gestiti con app esterne (Trezor suggerisce, per esempio, Electrum Dash, Electrum-NMC ed Electrum-VTC).

Solana è supportata nativamente su Safe 3, Safe 5, Safe 7 e sul legacy Model T. Il Model One non la supporta, anche se non è un dispositivo Bitcoin-only: gestisce molte altre monete. Dal 20 marzo 2025 lo staking di SOL si fa direttamente in Suite tramite Everstake (minimo 1 SOL). Fuori da Suite, Trezor indica come app Solana compatibili Backpack e NuFi; Phantom invece elenca tutti i modelli Trezor come non supportati, e la documentazione di Solflare cita solo Ledger e Keystone.

MiCA e Trezor: la distinzione che conta

Qui c'è una sottigliezza importante. Il regolamento MiCA (Reg. UE 2023/1114, entrato in vigore per i servizi crypto il 30 dicembre 2024) regola i Crypto Asset Service Provider che custodiscono o intermediano asset per conto della clientela. Il Recital 83 del MiCA esenta esplicitamente i fornitori di wallet non-custodial (hardware e software) dall'obbligo di licenza CASP: chi vende un dispositivo che le chiavi private le tiene sotto il controllo esclusivo dell'utente non è un service provider ai fini MiCA.

Il considerando 83 di MiCA esclude dall'ambito dei servizi per cripto-attività chi fornisce hardware o software per l'auto-custodia: vendere Trezor, quindi, non fa di SatoshiLabs un CASP. Diverso è il caso di Invity Finance, società sorella del gruppo SatoshiLabs nata come strumento di confronto per il trading in Trezor Suite: l'11 febbraio 2026 ha ottenuto l'autorizzazione CASP MiCA dalla Banca Nazionale Ceca, e il registro ESMA la indica con passaporto in sette Paesi UE, Italia compresa. Trezor però non dice che Invity gestisca la sezione di trading di Suite, dove acquisti, vendite e swap passano da provider terzi come MoonPay, Banxa e BTC Direct. Per il lettore italiano la conseguenza pratica è questa: (1) il dispositivo, in quanto wallet non-custodial, resta fuori dal perimetro CASP, (2) le funzioni di trading di Suite sono opzionali e passano da provider terzi, (3) chi usa Trezor solo per ricevere e inviare crypto da self-custody resta fuori dal perimetro CASP.

Tasse italiane sul self-custody nel 2026

Mettere le chiavi sul Trezor non cambia gli obblighi fiscali italiani. Lo dico perché è una confusione frequente: la self-custody ti protegge dal rischio di controparte (un exchange che fallisce, un'app che ti blocca il conto), non dalla tassazione. Le regole 2026 valgono per crypto detenute su Trezor esattamente come per crypto detenute su un exchange estero:

  • Quadro RW: va compilato con il codice 21 "cripto-attività", una riga per ogni wallet o conto digitale, indicando il valore in euro. Vale anche per i wallet self-custody e anche se l'attività è stata ceduta in corso d'anno. Non esiste una soglia di esonero per le cripto-attività: la soglia di 15.000 euro riguarda solo depositi e conti correnti bancari esteri.
  • Imposta sul valore delle cripto-attività: 2 per mille (0,20%) del valore al 31 dicembre (o al termine del periodo di detenzione), in proporzione ai giorni di detenzione e alla quota di possesso. Si dichiara nel quadro RW (colonne IC e IC dovuta, rigo RW8) e si versa con F24: codice 1727 per il saldo, 1728 e 1729 per gli acconti, alle stesse scadenze dell'IRPEF. L'imposta sulle cripto-attività si applica anche al self-custody, non solo agli exchange. Non si versa se l'importo dovuto non supera 12 euro. Base legale: art. 19, comma 18, DL 201/2011 (introdotto dall'art. 1, comma 146, L. 197/2022).
  • Quadro RT e plusvalenze: le plusvalenze sono redditi diversi (art. 67, comma 1, lettera c-sexies, TUIR) e vanno nel quadro RT, sezione V-A. L'imposta sostitutiva è del 26% sulle plusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2025 e del 33% su quelle realizzate dal 1° gennaio 2026 (art. 1, comma 24, L. 207/2024, Legge di Bilancio 2025). La franchigia di 2.000 euro è stata abolita già per le plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2025 (art. 1, comma 25, della stessa legge). Significa che ogni euro di plusvalenza realizzata nel 2026 viene tassato al 33%, indipendentemente da soglia. Fanno eccezione i token di moneta elettronica denominati in euro, tassati al 26% (art. 1, comma 28, L. 199/2025), mentre gli stablecoin in dollari come USDC e USDT restano al 33%. Le ricompense di staking sono redditi diversi (art. 67, lettera c-sexies, TUIR), tassati sull'importo lordo secondo la circolare 30/E del 2023. Le minusvalenze sono compensabili nei quattro periodi d'imposta successivi.
  • DAC8: i prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP) raccolgono i dati dal 1° gennaio 2026 e li comunicano all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno 2027; lo scambio con gli altri Stati avviene entro il 30 settembre 2027. Il self-custody non è auto-riportato, ma le tracce on-chain che collegano un indirizzo Trezor a un account KYC su un exchange sono permanenti e ricostruibili.

La regola pratica: tieni i record di ogni operazione (acquisto, swap, vendita, ricezione, staking reward) e fai la dichiarazione tramite commercialista esperto in cripto o software dedicato (per esempio CryptoBooks, Okipo o CryptoTax.it). Il Trezor non genera un report fiscale. Da ottobre 2026 Suite desktop (versione 26.10.1) esporta in CSV lo storico delle operazioni di trading fatte in app, con data, tipo, importi, reti, provider e ID delle transazioni, ma i dati vanno comunque arricchiti con il prezzo in euro al momento di ciascuna operazione, ed è qui che servono i software.

Trezor vs Ledger: la differenza che pesa davvero

La domanda "Trezor o Ledger" attraversa praticamente ogni decisione di acquisto di un wallet hardware. La differenza strutturale, oltre alle specifiche tecniche, è la posizione sul recovery service. A maggio 2023 Ledger ha annunciato Ledger Recover, un servizio opt-in che permette di salvare una versione cifrata e suddivisa (shard) del seed presso tre custodi diversi, per recuperare il wallet in caso di perdita del dispositivo (le condizioni attuali del servizio non le abbiamo ricontrollate). La community ha reagito duramente: il fatto stesso che il firmware fosse in grado di esportare il seed (anche se cifrato e suddiviso) ha sollevato dubbi sull'integrità del modello hardware Ledger.

Trezor non offre alcun servizio di recovery del seed. Il seed nasce sul dispositivo e il backup lo custodisci tu: anche il Multi-share Backup divide il backup in parti che restano all'utente. Nel 2023 il CEO Matěj Žák ha detto che un cold storage non deve mai rendere il seed accessibile a nessuno se non all'utente. È una scelta ideologica ma anche pratica: la superficie d'attacco rimane minima, e il modello di fiducia è semplice. SatoshiLabs ha riportato un aumento del 900% delle vendite Trezor nella settimana dell'annuncio di Ledger Recover (maggio 2023); è un dato puntuale di una sola settimana, non una misura sostenuta di quota di mercato, ma indica chiaramente che il segmento di utenti sensibili al tema è significativo.

Per il lettore italiano la traduzione pratica è: se per te il valore del wallet è "le chiavi le gestisco io, punto", Trezor è la scelta più coerente. Se invece accetti un servizio di recovery opt-in come rete di sicurezza, o usi Phantom o MetaMask Mobile, che supportano Ledger ma non Trezor, Ledger è l'alternativa da valutare. Lo stesso vale per Solflare, la cui documentazione cita Ledger e Keystone ma non Trezor. Le funzioni dell'app Ledger non le abbiamo ricontrollate in questa revisione.

Esperienza d'uso in Italia: cosa aspettarsi

La documentazione tecnica e gli articoli di supporto sono in inglese: chi non padroneggia l'inglese tecnico può trovare difficoltà sui casi articolati (esempio: la riconfigurazione manuale di un nodo Electrum personale, o la risoluzione di errori di firma su L2 emergenti). L'assistenza passa da un chatbot, Hal, e Trezor non pubblica tempi di risposta garantiti.

Sul fronte acquisto, lo store ufficiale è trezor.io. Secondo le FAQ di Trezor la spedizione standard (espressa) richiede di solito da 2 a 7 giorni lavorativi e quella economy da due giorni a sei settimane; i costi verso l'Italia non li abbiamo verificati. Trezor elenca i rivenditori autorizzati su trezor.io/resellers, che a ottobre 2026 include anche store ufficiali su Amazon in sette Paesi, Italia compresa. Ma il 13 ottobre 2026 il chief commercial officer di Trezor, Danny Sanders, ha comunicato a una parte dei rivenditori che perderanno l'autorizzazione dal 1° gennaio 2027. Potranno vendere le scorte rimaste durante le feste, chi resta dovrà rispettare regole più severe su approvvigionamento, conservazione e gestione dei dispositivi, e Trezor non ha detto quanti rivenditori siano coinvolti né quali. Trezor ha definito il taglio un passo preventivo, preso per eccesso di cautela dopo il caso degli impianti CryptoBilis sui dispositivi Ledger. Controlla trezor.io/resellers il giorno dell'acquisto: la lista si ridurrà.

Il rischio di manomissione non è teorico. Il 13 ottobre 2026 la giornalista Kim Zetter ha riportato che l'hacker hardware Joe Grand aveva trovato due dispositivi manomessi, segnalando il primo a Trezor ad agosto 2026: un Model T comprato su Facebook Marketplace in Canada e un Trezor One acquistato da un negozio TikTok con spedizione dalla Cina. In entrambi il microcontrollore era stato sostituito e il firmware generava uno di circa una dozzina di seed predefiniti. In una risposta aggiunta all'articolo di Zetter il 15 ottobre, Trezor dice che entrambi venivano da venditori non autorizzati, che non esiste un modo noto per usare questo attacco sui Safe attuali e che il controllo dell'entropia di Suite dovrebbe intercettare questi dispositivi. Grand contesta l'efficacia dei controlli: il Model T manomesso conserva il firmware ufficiale su una microSD saldata nel tentativo di superare il controllo di integrità, e l'ultima versione di Suite segnala il Trezor One ma lascia comunque usarlo.

La regola d'oro per qualunque wallet hardware resta comprare solo dal sito ufficiale o da rivenditori elencati sul sito del produttore, ed evitare marketplace generici, negozi sui social e venditori di seconda mano. Alla consegna il dispositivo deve arrivare senza firmware (Trezor dice che uno con firmware già installato non va usato): installalo da Suite, lascia completare il controllo di autenticità e, quando crei il wallet, il controllo dell'entropia. Se Suite avvisa che il dispositivo potrebbe essere compromesso, fermati. Scrivi tu il backup e non usare mai una scheda di recupero già compilata.

Verdetto finale

Trezor nel 2026 è la scelta più coerente per l'utente italiano che vuole un wallet hardware con firmware open source, una posizione strutturalmente intransigente sulla custody delle chiavi e una buona copertura multi-asset. Il Safe 3 a 59 euro è il punto di ingresso più sensato per chi non ha mai usato un wallet hardware, ma è il modello colpito dalla scoperta del 2025 sulla catena di fornitura, quindi comprarlo nuovo da Trezor conta ancora di più; il Safe 5 a 129 euro è il sweet spot per la maggior parte degli utenti, con UX touch e una MCU che, secondo Trezor, la scoperta Donjon non ha interessato; il Safe 7 a 249 euro è la scelta per chi usa iPhone o vuole il Bluetooth e un secondo secure element verificabile. La falla di TROPIC01 richiede il dispositivo in mano e un laboratorio, ma una correzione completa dipende da nuovo hardware che Trezor non ha promesso.

Trezor non è la scelta giusta se ti aspetti gestione nativa di NFT, staking in Suite di Polkadot, Cosmos o Tezos, il pieno supporto iPhone sotto i 249 euro, o se usi Phantom per le app Solana. Su Phantom e MetaMask Mobile Ledger ha il vantaggio, perché li supporta. Ma se il valore principale è "firmware leggibile da chiunque e nessun servizio di recovery", Trezor resta la scelta più coerente, e nel contesto regolamentare italiano del 2026 (33% sulle plusvalenze, niente franchigia, DAC8 con raccolta dati dal 2026) la trasparenza tecnica si traduce in una scelta operativa più tranquilla per chi vuole separare patrimonio dagli exchange CASP. Chi ha già comprato da Trezor deve però aspettarsi tentativi di phishing dopo le fughe di dati di ShipMonk e Brevo, e ricordare che Trezor non chiede mai il backup.

Domande frequenti

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